Archivi del mese: giugno 2011

Mediaconciliazione, decreto in arrivo

È in dirittura d’arrivo il decreto del ministero della Giustizia sulla mediaconciliazione. Non conterrà però le attese indicazioni sulla presenza obbligatoria dell’avvocato nel procedimento di mediazione né tantomeno novità sulla obbligatorietà. Ad essere raccolte, per ora, saranno le istanze “minori” della categoria: e cioè gli interventi sulla qualità dei mediatori e sul costo della mediazione. Lo ha reso noto Augusta Iannini, capo dell’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia e ideatrice della riforma, durante una tavola rotonda organizzata, questa mattina, da Adiconsum su “Mediazione, conciliazione e Azione collettiva – Quale futuro?”, alla quale ha partecipato anche il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. Il convegno segue la nomina avvenuta nella giornata di ieri di Pietro Giordano, all’insegna del “rinnovamento nella continuità”, come segretario generale dell’associazione succedendo a Paolo Landi.

Al centro del dibattito, dunque, il tema della giustizia alternativa come strada per garantire al consumatore una effettiva tutela. Ampiamente citati i numeri catastrofici della giustizia civile. Secondo Consumer forum il tempo medio stimato per la soluzione di una disputa commerciale, dall’iscrizione della causa al ruolo fino al momento della liquidazione, in Italia è pari a ben 1.210 giorni. Sono 1.318 nello Sri Lanka, 1.280 in Liberia e 1.225 nel Gibuti, mentre in Francia occorrono solo 331 giorni, e in Germania 394.

Troppi vincoli per l’Antitrust

Per Catricalà, contrario all’assistenza obbligatoria dell’avvocato, la giustizia alternativa è una strada “necessaria” che ha il vantaggio della “duttilità” nel prendere decisioni che possono velocemente e liberamente adattarsi alle situazioni più disparate. Così, dalla definizione del valore affettivo di un ritratto di famiglia in ambito successorio, al ristorante che apre sotto casa deprezzando il valore della villa al mare, fino alla disputa condominiale, quello che serve sempre di più è una decisione rapida che sappia tener conto e mettere insieme i diversi interessi. Ribadito anche il ruolo di tutela del consumatore svolta in questi sei anni dell’Autorità antitrust “perché è dal cittadino consumatore che bisogna partire e non da idee astratte”.

Il Dm sulla mediazione

Nel decreto del ministero della Giustizia, un correttivo del Dm 180/2010, già vistato dalla Corte dei conti, ma ancora alla firma del ministro, vi è una stretta sulla qualità dei mediatori e sui costi della procedura. Stop dunque alla trasversalità dei mediatori, per prevenire il rischio di trovarsi di fronte a persone poco competenti. Gli organismi di mediazione dovranno indicare nei propri regolamenti dei criteri per l’assegnazione delle controversie che siano rispettosi della competenza professionale del mediatore designato, tenendo conto della laurea conseguita. Si incrementa poi l’aggiornamento formativo biennale, e cresce il supporto amministrativo dell’autorità di vigilanza sugli organismi di mediazione e sugli enti di formazione per garantirne l’effettività.

Sul fronte della spesa, invece, dovranno essere ridotti i costi delle indennità nelle ipotesi di mediazione obbligatoria e contumaciale, e la previsione dei minimi dovrebbe essere derogabile.

La presenza dell’avvocato rimane

Rimane comunque confermato l’impegno preso con il Cnf dal ministro Alfano che prevede la presenza obbligatoria dell’avvocato in funzione di assistenza al cliente, ma è probabile che prima di vederla nero su bianco ci voglia ancora un po’ di tempo in quanto la partita viaggia come confermato questa mattina, di pari passo con lo smaltimento dell’arretrato civile. Ed ora c’è un momento “di relativa calma” dovuto alle annunciate dimissioni del ministro Alfano.

Non è stato trovato, invece, l’accordo sulla soglia dei 5mila euro entro cui contenere l’obbligatorietà della mediazione. Ed è anche probabile che la previsione dell’assistenza dell’avvocato, per non essere incostituzionale, divenendo un ostacolo all’accesso alla giustizia, debba passare per una rimodulazione delle tariffe.

La Ue a lavoro sull’Adr

Sulla situazione complessiva della giustizia civile arriva anche l’allarme dell’Unione europea che sta lavorando su diverse direttrici. A Bruxelles piace la conciliazione paritetica, proprio quella portata avanti dalla associazione dei consumatori, che si basa sulla stesura di protocolli con le imprese. A dirlo è Maria Cristina Russo, capo unità della direzione salute e consumatori della Ue. Entro il 2012, poi, dovrebbe esserci una legislazione quadro europea sull’Adr. Il tema, infatti, rientra in una delle 12 azioni chiave individuate dalla Commissione per rilanciare i mercati interni. Più avanti, invece, è la risoluzione alternativa delle controversie per gli acquisti online, dove è prevista una procedura conciliativa da svolgersi interamente in rete per le transazioni avvenute fra stati diversi. In questo caso, un atto normativo immediatamente applicabile, un regolamento od una decisione, è atteso già in autunno. Aperta anche la procedura di consultazione sulla class action.

© DIRITTO24

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Giustizia tributaria: stop ai professionisti-giudici

ROMA

Nella mini-riforma della giustizia tributaria da inserire nella manovra triennale, prende sempre più corpo l’idea di escludere i professionisti dalle Commissioni tributarie. In sostanza l’esercizio della consulenza fiscale, così come l’iscrizione negli albi abilitati all’assistenza tecnica nel contenzioso tributario (commercialisti ed esperti contabili, avvocati e consulenti del lavoro, architetti, geometri ecc.) costituirà causa di incompatibilità con il ruolo di giudice tributario.
Oltre alle incompatiblità più rigide, che includeranno anche coniugi o conviventi del professionista, la manovra introdurrà nel processo tributario il contributo unificato. Una sorta di tassa di ingresso parametrata al valore della lite. Dal contributo, che potrebbe portare con sè un effetto deflattivo al contenzioso, il Governo conta di recuperare le risorse per garantire un premio di produttività ai giudici che smaltiranno in un anno almeno il 10% dell’arretrato così come per i giudici che smaltiranno velocemente i depositi nelle Commissioni provinciali. Dal canto loro i giudici tributari, con una delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria diramata ieri, hanno chiesto al ministro dell’Economia la riapertura del confronto sui compensi e sugli organici.
Le incompatibilità dei giudici tributari è solo una delle ultime novità delle misure allo studio di Via XX Settembre. Nella sua composizione per grandi capitoli, la manovra dovrebbe confermare infatti i nuovi tagli sul pubblico impiego e gli interventi sul «cantiere previdenziale», il nuovo giro di vite sui Comuni, la sanità, la spesa delle amministrazioni fino ai costi della politica, con misure, in quest’ultimo caso, più che altro di portata simbolica.
Il decreto messo a punto per garantire il quasi-pareggio di bilancio nel 2014, si aprirà con misure di finanziamento per 2,5 miliardi per l’anno in corso ( da replicarsi nel 2012) su spese in scadenza a fine mese. Tra queste ci sono le missioni militari all’estero, su cui peraltro ha puntato l’indice la Lega, che perlomeno sul fronte libico potrebbero essere accompagnate da una misura ad hoc per mettere a garanzia dei primi interventi di sostegno dell’Italia al Consiglio nazionale di transizione i beni di controllati da Gheddafi nel nostro Paese e che sono stati congelati. Il valore è di questi beni è di 7-8 miliardi tra azioni e depositi: il meccanismo della garanzia inserito nel decreto missioni consentirebbe lo sblocco dei primi aiuti (300 milioni da parte di Unicredit per sostenere spese nei territori liberati e 150 milioni da parte dell’Eni).
Anche sulle misure previdenziali la Lega pone condizioni. Il partito di Bossi acconsentirebbe all’anticipo al 2013 dell’aggancio del momento del pensionamento all’aspettativa di vita in cambio di un maggiore gradualismo (non definito) per l’allineamento a 65 anni dell’età per il pensionamento di vecchiaia delle donne nel settore privato. Sul «cantiere pensioni» resterebbero invece confermati gli interventi di solidarietà sulle pensioni d’oro, e l’aumento dell’aliquota contributiva per i parasubordinati.
Persino gli interventi sugli statali si annunciano come una grana tutt’altro che risolta per Lega e Pdl. Le ipotesi parlano di un blocco totale del turn over e la proroga del blocco degli aumenti contrattuali. Si lavora ancora sull’identificazione delle percentuali e soglie di reddito del taglio sugli stipendi pubblici (ancora incerto se il taglio del 5% si applicherà agli stipendi oltre 50mila euro oppure oltre i 75mila euro) Ma i dirigenti della Pa hanno già annunciato battaglia. Si valuta poi la razionalizzazione di alcuni enti pubblici (come la soppressione dell’Ice), un graduale accorpamento di province e prefetture e un nuovo intervento sulla scuola. Confermate le misure di contenimento della spesa attraverso il meccanismo dei costi standard su ministeri e sanità. Gli interventi in cantiere vanno dalla stretta sull’acquisto di beni e servizi ai farmaci, dal personale ai ricoveri. Sui Comuni dovrebbero essere in arrivo tagli per almeno 3 miliardi, ma per quelli virtuosi dovrebbe essere previsto un allentamento del patto di stabilità. Una quota delle risorse della manovra potrebbe arrivare dal mercato dei giochi. Il pacchetto su cui oggi potrà essere effettuata “la spunta” riguarderebbe una nutrita serie di bandi di gara e una stretta ulteriore nella lotta al gioco illegale. Per le scommesse si pensa al lancio di una procedura comunitaria per l’apertura di 2000 nuove agenzie, con l’obiettivo di rimpiazzare i circa 1300 punti scommessa che andranno a scadenza il 30 giugno 2012 e che realizzano il 30% della raccolta del settore.
Potrebbe decollare anche il gioco sul resto della spesa. Si giocherà alla cassa del supermercato: fino a un massimo di 5 euro, scegliendo di trasformare il resto della spesa in una ricevuta di partecipazione ad un’estrazione, che potrà garantire vincite per migliaia di euro centrando numeri o combinazioni estratti a sorte. Nuova stretta sul gioco illegale, soprattutto sul fronte delle scommesse sportive e delle new slot.
©IL SOLE 24 ORE

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Dl sviluppo, Cnf: bene fare chiarezza sui termini per le impugnative dei licenziamenti e dei contratti flessibili

Roma. Collegato lavoro, uniformare i termini di impugnazione dei licenziamenti e dei contratti flessibili per evitare dubbi interpretativi, disparità di trattamento tra lavoratori e aumento del contenzioso.
Va in questa direzione l’ordine del giorno 9/4357-A/53, presentato su sollecitazione del Cnf, che nel gruppo di lavoro in materia di diritto del lavoro coordinato dal consigliere Bruno Piacci ha messo in luce l’impasse normativo, e accolto dal governo martedì in occasione della votazione di fiducia sul decreto legge sviluppo.
L’odg mira a impedire l’incertezza normativa dettata dal susseguirsi di norme in tema di termini per impugnare i licenziamenti e i contratti di lavoro flessibile (contratti a termine, contratti di collaborazione a progetto etc.). Il collegato lavoro (legge n. 183/2010), infatti, ha esteso ad una molteplicità di vicende nel rapporto di lavoro (contratto a termine, trasferimenti d’azienda, interposizione di mano d’opera) il termine di 60 giorni già previsto per l’impugnativa al licenziamento, introducendo altresì un successivo termine di 270 giorni per il deposito del ricorso, pena l’inefficacia della impugnativa (doppia preclusione).
Per le situazioni già verificatesi anteriormente alla data di entrata in vigore della legge, le impugnative dovevano essere proposte entro il 23 gennaio 2011. Il decreto Mille-proroghe ( dl n. 225/10 convertito in legge n. 10/2011), per impedire l’operatività della norma, ha stabilito che “in sede di prima applicazione” tale termine acquistasse efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011.
Per il Cnf, la formulazione della norma produce incertezze normative laddove parla di “prima applicazione”, non chiarendo quale sia effettivamente la normativa applicabile e così “non consentendo la sanatoria che si era prefissata, ma introducendo una molteplicità di soluzioni interpretative con evidente danno non solo per la tutela che l’ordinamento ha inteso approntare ma anche per i professionisti”. Non si capisce, rileva il Cnf con osservazioni riprese nell’ordine del giorno, né se le preclusioni che si sono verificate tra il 23 gennaio 2011 e il 26 febbraio 2011 per effetto del decorso dei 60 giorni per la impugnativa possono essere sanate dalla locuzione “in sede di prima applicazione”; né se il termine per l’impugnativa dei licenziamenti, per effetto di tale rinvio, sia soggetto alla preesistente normativa (abrogata dal collegato lavoro) o alla nuova normativa, la cui applicazione è sospesa; né quale sia la disciplina per i licenziamenti intimati e impugnati anteriormente alla promulgazione del collegato lavoro.
Per evitare tali conseguenze, l’ordine del giorno chiede al governo una interpretazione autentica delle norme che il Cnf suggerisce (con una proposta approvata nella seduta amministrativa del 17 giugno), di tale tenore:
“ il comma 54 dell’art. 2 della Legge 26.02.2011 n. 10 deve essere interpretata nel senso :
a) sino al 31.12.2011 nei confronti dei licenziamenti non opera la previsione di inefficacia dell’impugnazione di cui al comma II° dell’art. 6 della Legge 15.07.1966 n. 604 come modificato dall’art. 32 della Legge 09.11.2010 n. 183.
b) Le disposizioni di cui all’art. 6 della Legge 15.07.1966 n. 604 come modificato dal comma 1 dell’art. 32 della Legge 09.11.2010 n. 183 non si applicano, sino al 31.12.2011 alle ipotesi disciplinate dai commi 2,3,e 4 dell’art. 32 della Legge 09.11.2010 n. 183” .

© CNF

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Giustizia & Intercettazioni

Newton 24 Ore avvocati ha trovat questo interessante articolo nella rassegna stampa del CNF. A voi la lettura

È stata una due giorni molto intensa e proficua quella passata a Messina tra giovedì e venerdì dal Consiglio Nazionale Forense, che ha visto i vertici nazionali dell’avvocatura di fronte ad una realtà profondamente sofferente come quella peloritana. Ci si è resi conto ieri della difficile situazione della giustizia, del carico pendente di processi, dello squilibrio numerico tra pm addetti alla procura e magistrati giudicanti, delle difficoltà economiche e di lavoro degli avvocati che operano in città e in provincia. E sull’altro fronte, quello prettamente nazionale, nella giornata di giovedì, nel corso dei loro incontri gli avvocati del Cnf hanno trattato i temi sempre “caldi” delle riforme, delle critiche alla legge sulla mediazione, dello smaltimento dell’arretrato, della semplificazione dei riti. Insomma un confronto con i rappresentanti dell’Ordine peloritano forense e delle varie associazioni che ha fornito un quadro chiaro su cui intervenire. Il presidente dell’Ordine di Messina Francesco Marullo ieri ha esposto i dati della situazione, annunciando che l’Ordine ha proposto domanda di accreditamento al ministero della Giustizia per il proprio organismo di mediazione e ha chiesto al Cnf sostegno per questa iniziativa. Il vicepresidente del Cnf, il messinese Carlo Vermiglio, ha spiegato le ragioni per le quali il Cnf organizza queste sedute itineranti: «È importante verificare le realtà forensi locali facendo sentire la vicinanza del Cnf». Il presidente del Cnf, il prof. Guido Alpa, ha garantito l’attenzione del Consiglio verso le “molteplici specificità localistiche”, e nel parlare dei temi nazionali ha avvertito: «Le difficoltà della giustizia non si risolvono con diktat legislativi, aggiungendo nuovi riti come la mediazione oppure tentando una semplificazione, non determinante, dei riti. Si tratta di impegnare risorse aggiuntive e avere una visione di insieme». Giovedì la giornata di incontri e dibattiti ha avuto invece al centro il tema scottante delle Intercettazioni. E gli avvocati hanno lanciato l’allarme: ristabilire i limiti nel rispetto della riservatezza. «È preoccupante l’orientamento emerso nella giurisprudenza sia europea che italiana, che tra il diritto all’informazione e diritto alla privacy sembra ritenere predominante il primo». Sono le parole del prof. Alpa nel chiudere i lavori del seminario di giovedì. Il presidente ha parlato da civilista, riferendosi principalmente «alla faticosa ascesa e veloce declino» del diritto alla privacy. Ma nel corso della mattinata di giovedì c’è stato un lungo e acceso confronto tra magistratura e avvocatura sul tema delle intercettazioni. A spiegare le “ragioni” delle intercettazioni e della assoluta necessità di non comprimere il loro ambito operativo, è intervenuto Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, uno dei magistrati più impegnati in Italia nella lotta alle mafie. Ha spiegato che proprio a Reggio è stata creata la “sala ascolti” più grande d’Europa inaugurando il sistema di intercettazione digitale tramite computer. E i dati sul numero degli intercettati (7 milioni di italiani nel 2010) è artatamente falsato: per arrivare a questo occorrerebbero ben 250mila persone che ascoltano ed è impossibile. Il fatto è che questi numeri si riferiscono alla schede telefoniche e non alle persone fisiche.

© LA GAZZETTA DEL SUD

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GIOVANI AVVOCATI RIVOLUZIONANO LA CONSULENZA LEGALE

Non ci sono targhe di un giallo similoro e non occorre raggiungere un palazzo elegante di Prati o dei Parioli. Sta al piano terra, all’altezza della strada, accanto al salumiere. È un negozio in piena regola, con tanto di vetrina ma non vende merce. È l’«avvocato del cittadino», aperto da poco in via dei Fulvi, a Cinecittà. È un piccolo centro che offre consulenza legale gratuita o quasi, praticamente a chiunque: anziani e giovani, stranieri e casalinghe. Chi vuole entra, chiede e ottiene risposta. Soprattutto, è il sogno di quattro ragazzi dai 27 ai 32 anni, che non hanno paura della crisi e si sono messi, da soli, armati di codici e talento, a costruirsi un futuro.
«Con una cifra simbolica di 20 euro – spiega il responsabile, Francesco Felici – offriamo un pacchetto di cinque consulenze su qualsiasi materia di diritto civile o penale. Si fissa un appuntamento e diamo tutte le delucidazioni e i consigli possibili, con un linguaggio comprensibile. A quel punto il “cliente” può decidere se proseguire con noi, creando un rapporto professionale di tipo privatistico, recarsi presso uno studio o lasciar perdere». Mentre per le vertenze di lavoro, l’associazione prevede l’assistenza senza anticipo sugli onorari degli avvocati.
È l’impronta sociale dunque la forza motrice dell’idea: ci si può chiarire un dubbio senza paure di salassi o brutte figure. Il mio vicino non mi dà tregua, è rumoroso, insopportabile, come ne vengo a capo? Il medico non mi ha curato bene, ora che faccio? Domande non banali a cui è ancora più difficile trovare risposta in un quartiere difficile come Cinecittà.
Da considerazioni simili a queste è partito Francesco insieme con i suoi compagni d’avventura, ovvero Daniele Vincenzo Mistretta, Paolo Iafrate ed Emanuela Astolfi. «Tutto è iniziato una sera al telefono – ricorda Emanuela -. Da tempo volevamo fare qualcosa di stimolante dal punto di vista sia personale che professionale, trovare una vetrina per mostrare che cosa ci portiamo dentro. Quando abbiamo saputo che questo negozio era sfitto, ne abbiamo approfittato in un baleno. Vorremmo cambiare il mondo, risolvere qualche disagio: noi, in piccolo, abbiamo deciso di provarci così».
Così, cioè grazie a un’insegna molto particolare e con la voglia di crescere in fretta: «Ci piacerebbe – riprende Francesco – creare sportelli informativi totalmente gratuiti in collaborazione con il municipio. In verità, avremmo potuto chiedere da subito all’amministrazione locale di mettere uno spazio a nostra disposizione, ma sarebbe stato troppo comodo iniziare con il paracadute. Era giusto scommettere su noi stessi ed essere giudicati dalla gente». «Era un modo – chiude Emanuela – per essere vicini e visibili da quelle persone che vedono gli avvocati come figure distanti, irraggiungibili». E che oggi, almeno a Cinecittà, sono in un negozio qualsiasi. Utopia? Forse, ma l’importante è cominciare.

©IL GIORNALE

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ANCHE GLI AVVOCATI, NEL LORO PICCOLO… SCIOPERANO.

, 21 giu – Uno sciopero nazionale con astensione dalle udienze e una manifestazione unitaria di protesta a . Sono le iniziative con cui l’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua), il 23 giugno, protestera’ contro l’introduzione della mediaconciliazione, il che impone il ricorso obbligatorio alla mediazione e alla conciliazione nelle controversie civili e commerciali. “A Napoli – afferma in una nota il presidente dell’Oua, – sono attesi oltre duemila avvocati e l’adesione all’astensione sara’ massiccia: rimane grande la preoccupazione contro una politica di privatizzazione della gia’ malandata giustizia italiana”. Secondo , “la mediaconciliazione obbligatoria e’ il primo tassello di questa svendita, si e’ in balia di societa’ di capitali (che sono il 60% delle Camere di Conciliazione) con mediatori con una formazione inadeguata, senza la previsione della presenza di un avvocato di fiducia e senza alcun criterio di competenza territoriale (con il rischio di essere convocati a mille km di distanza): e’ una speculazione vera e propria sui diritti dei cittadini. Non solo: il sistema vigente e’ pregiudiziale per il successivo giudizio in caso che la mediazione fallisse. Non e’ un caso che il ha rinviato il all’esame della “. La richiesta dell’Oua, conclude de Tilla “e’ chiara: eliminazione dell’obbligatorieta’ della mediaconciliazione, no alla privatizzazione della giustizia civile, si’ alla riforma della macchina giudiziaria per restituire efficienza e celerita’ ai processi e al sistema giustizia”.

© RADIOCOR- IL SOLE24 ORE

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Obbligo di mantenimento per figli bamboccion… maggiorenni.

Oggi Newton24Ore Avvocati vi propone questo interessante articolo pubblicato sul Sole24 Ore.

La Cassazione conferma che l’obbligo del mantenimento vige solo se il figlio «incolpevolmente non ha raggiunto l’indipendenza economica». Diversamente l’assegno non ha più ragione di essere versato. L’obbligo dei genitori di continuare a mantenere la prole dopo i 18 anni resta «finché i genitori o il genitore interessato non provi che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica oppure che è stato da loro posto nella concreta posizione di poter essere autosufficiente, ma non ne abbia tratto profitto per colpa sua». In quest’ultima situazione, ricorda la Suprema Corte, gli alimenti si congelano.

La storia
La vicenda analizzata dalla Terza sezione civile – sentenza 13184 – riguarda una coppia della capitale separata i cui litigi sugli alimenti da dare o meno al figlio maggiorenne affidato alla madre sin dalla minore età sono finiti in Cassazione. Il Tribunale di Roma (luglio 2008) aveva accolto la protesta di Giovanni C., che sosteneva di non essere più tenuto a dare le somme pretese dalla ex moglie per il mantenimento del figlio poiché questi era divenuto maggiorenne e aveva acquisito la legittimazione ad ottenere dall’altro genitore il contributo al proprio mantenimento.

La pronuncia
Nel dettaglio, la Cassazione ha accolto la protesta della ex consorte Angela Z. sottolineando che «la legittimazione del figlio divenuto maggiorenne non esclude quella della madre affidataria e titolare dell’assegno di mantenimento per il figlio in base alla sentenza di divorzio, dovendosi ribadire che il coniuge separato o divorziato, già affidatario del figlio minorenne, è legittimato anche dopo il compimento da parte del figlio della maggiore età, ove sia con lui convivente e non economicamente autosufficiente, a ottenere dall’altro coniuge un contributo al mantenimento del figlio». Quanto all’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni “bamboccioni”, la Cassazione insiste sul fatto che tale obbligo vige solo se il figlio «incolpevolmente non ha raggiunto l’indipendenza economica». Diversamente l’assegno non ha più ragione di essere versato.

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IL CONTRIBUTO INTEGRATIVO AL 5%

Due ordini del giorno ma nessun nuovo emendamento. Su queste premesse è fissato per oggi il sì definitivo – e tutto in discesa – dell’Aula della Camera al disegno di legge «Lo Presti». Ovvero del provvedimento che, modificando l’articolo 8 del decreto legislativo 103/1996, consente agli enti previdenziali nati privati che adottano il sistema di calcolo contributivo e a quelli privatizzati con il decreto legislativo 509/94 che hanno optato per il medesimo sistema (dottori commercialisti e ragionieri), di elevare il contributo integrativo fino al 5 per cento.
Alle 15 di ieri – ha spiegato il relatore, Giuliano Cazzola – è scaduta, senza alcun deposito, la presentazione di proposte di modifica. Due, invece, gli ordini del giorno. Il primo – cofirmato da tutti i capigruppo – impegna il Governo a operare affinché le Casse garantiscano un rapporto, proporzionalmente equo, tra l’aliquota del contributo soggettivo (a carico del professionista contribuente) e quella del contributo integrativo (che il professionista può fatturare).
Il secondo ordine del giorno – a firma del leghista Massimiliano Fedriga – prevede, invece, che i ministeri vigilanti monitorino la situazione delle Casse e diano l’approvazione all’aumento dell’aliquota integrativa esclusivamente se si va a migliorare il sistema, ovvero la reale pensione dell’iscritto e non per “coprire” altri costi. Oggi, la fase conclusiva in Aula, a partire dalle 10.
© SOLE 24 ORE

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Approvato il decreto legislativo per il codice antimafia

ROMA (Reuters) – Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi il decreto legislativo sul “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Le nuove misure legislative, che passeranno ora al vaglio del Parlamento, puntano a riordinare e razionalizzare le varie norme antimafia, con l’obiettivo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità organizzata.

“Si tratta di mettere insieme le norme che si sono accumulate negli ultimi anni”, ha detto Berlusconi in una conferenza stampa al termine del cdm con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e il Guardasigilli Angelino Alfano. Il nuovo codice si articola in cinque libri e 121 articoli.

La legge che delega il governo a predisporre questo testo unico, varata dal consiglio dei ministri straordinario del gennaio 2010 a Reggio Calabria, è stata approvata dal Parlamento all’unanimità, come ha ricordato oggi il premier.

Berlusconi si è detto soddisfatto dei risultati raggiunti dal suo governo nel contrasto alle mafie, citando l’arresto di 32 pericolosi latitanti di mafia su una lista di 34 e il sequestro o la confisca di aziende e altri beni mafiosi per 21,5 miliardi di euro.

Ora il decreto legislativo passa al Parlamento che avrà 60 giorni per dare il suo parere, ma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è detto fiducioso che questo possa avvenire anche prima, in modo che il Consiglio dei ministri dia l’ok definitivo prima del termine dell’estate.

Roberto Landucci per Reuters Italia

 

Un grande passo avanti per il diritto penale. Voi cosa ne pensate, le nuove normative riusciranno ad agevolare il discorso antimafia?
Quali saranno, ad esempio le nuove garanzie dell’indagato?

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NEWS SUL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE

Oggi Newton24Ore Avvocati vi propone l’ultimo messaggio, in materia di mediazione/conciliazione, firmato dal presidente del CNF.

Illustri Presidenti e Cari Amici,

Il Consiglio Nazionale Forense, nella seduta del 27 maggio 2011, ha approvato una ipotesi di modifica e di integrazione del codice deontologico mediante inserimento di un art. 55 bis deputato a disciplinare la posizione ed il comportamento dell’avvocato che assuma le funzioni di mediatore/conciliatore.

In attesa delle auspicate modifiche dell’istituto conseguenti anche alla verifica della sua costituzionalità, la messa a punto deontologica è stata ritenuta in ogni caso passaggio urgente ed ineludibile per consentire ai Consigli degli Ordini il governo dell’istituto anche nei suoi aspetti deontologici e nelle sue ricadute disciplinari.

L’art.55 bis, che segue, con un naturale parallelismo seppur nella ontologica differenza dei due istituti, la norma in tema di arbitrato, richiama il rispetto degli obblighi dettati dalla normativa in materia, in particolare di quelli posti a presidio dei requisiti di terzietà, indipendenza, imparzialità e neutralità del mediatore/conciliatore; sottolinea il dovere di competenza, volendo con ciò evidenziare soprattutto la peculiarità dell’avvocato mediatore che non può farsi autore di una proposta di conciliazione non conforme al diritto e non può sottrarsi al dovere di rendere compiutamente consapevoli le parti, nel momento del regolamento degli interessi, delle loro rispettive posizioni in termini di diritto; affida ai restanti canoni il regolamento dei possibili profili in tema di incompatibilità, di conflitto di interessi, di accaparramento di clientela etc. .
Accanto all’inserimento dell’art.55 bis, si segnalano due marginali modifiche del codice, una che attiene all’art.16 e l’altra all’art.54: la prima destinata ad evitare remoti ma pur sempre possibili equivoci legati al termine “mediazione”; la seconda tesa a dare rilievo ai rapporti professionali, oltreché con arbitri e consulenti tecnici, anche con mediatori/conciliatori.

Si è ritenuto, allo stato, di non ravvisare la necessità e l’urgenza di intervenire sui profili deontologici dell’avvocato che assiste tecnicamente la parte nel procedimento di mediazione in quanto per essi vale l’applicazione delle attuali e vigenti regole deontologiche proprie dell’attività professionale in genere.

L’allegato alla presente circolare contiene la bozza del nuovo art. 55 bis e le ipotesi di modifica dell’art. 16 e dell’art. 54: su tutto questo i Consigli degli Ordini sono invitati a far pervenire, entro il termine del 30 giugno p.v., le proprie osservazioni in modo da consentire al Consiglio di deliberare la “novella” nella seduta amministrativa della metà del mese di luglio p.v.

In sede di approvazione definitiva, all’esito dei pareri e suggerimenti ricevuti dai Consigli, sarà predisposta anche una relazione di accompagnamento che darà compiutamente conto delle ragioni dell’intervento, con approfondimento di ogni relativa e connessa questione, anche nella prospettiva di eventuali ulteriori interventi di messa a punto del codice deontologico.

Con i migliori sauti

Avv. Prof. Guido Alpa

 

Ci fa piacere ricordarvi che a breve sarà disponibile nel nostro catalogo corsi la parte relativa al diritto deontologico. Per conoscere tutta l’offerta di Newton24Ore Avvocati, la prima realtà italiana di crediti formativi edu-informativi che strutturano gli aggiornamenti obbligatori come un grande talk show, cliccate qui

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